Ode al "Perzecariello"

 

21 luglio 2004

 

Eri piccolo e minuto

quando teneramente ti seguiva con lo sguardo

quell'uomo buono e semplice

che era mio padre.

 

Lui era a letto con bronchi e stomaco dolenti

e tu, presso il balcone della sua camera,

gli tenevi costante compagnia.

 

Volgeva a te il suo sguardo:

ti vedeva crescere

e sorrideva, felice di così poco.

Tu eri per lui una creatura vera

e lui - che ti chiamava "perzecariello" -

ti voleva bene.

 

Passò un pò di tempo

e tu richiedevi terreno più profondo

per crescere forte e rigoglioso,

sicchè lui, appena si sentì meglio,

ti portò a Carpineto

e, come cosa cara, ti piantò proprio là,

accanto alla forte casa di pietra,

come per assicurarti protezione,

ora che gli saresti stato più lontano.

 

Ti seguimmo nella tua evoluzione

un pò tutti.

 

Prese a conoscerti e ad amarti

anche la piccola Sofia,

alla quale un giorno offrii

i tuoi "fruttini" ancora acerbi.

E lei, quando ci si sentiva per telefono,

mi nominava, con Carpineto,

quei cari "fruttini" ancora acerbi.

 

Stamattina, appena sull'aia,

dopo tanto tempo che mancavo,

ho guardato subito verso di te,

cercando i tuoi "fruttini":

ma, ahimè, tu non c'eri!

Certo il trattore, confondendoti con l'erba

- erba alta per le continue piogge -

ti ha divelto ...

Ora quel posticino è vuoto

ed io mi auguro che le radici

chissà ... possano compiere il miracolo

di riportarti di nuovo in vita.

 

O piccola, antica, amata

creatura vegetale ...